5 – Il vetraio che inventò il risotto
più famoso del mondo

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"Prima o poi lo metterai anche nel riso", ridacchiava Valerio di Fiandra, maestro vetraio belga, rivolgendosi al suo giovane assistente. Azionate mentalmente la macchina del tempo: siamo nel 1574, il Duomo di Milano è ancora una crisalide, Mastro Valerio e la sua crew stanno realizzando alcune vetrate di quello che diventerà il monumento simbolo di Milano con ampio anticipo su Pirellone e Stadio Meazza.

Il più giovane del gruppo, quello che viene quotidianamente canzonato, è soprannominato "Zafferano", perchè aggiunge sempre un pizzico della preziosa spezia ai suoi impasti di colori, affinché risultino più luminosi. Dalla tavolozza alla tavola il passo è breve. Il giovane virgulto continua a miscelare l’oro rosso ai suoi colori e Mastro Valerio giù con il solito refrain del riso, un giorno sì e l'altro pure.

E alla fine lo Zafferano nel riso ci finisce per davvero. Il giovane allievo, dopo anni di presa per i fondelli si prende la giusta rivincita. Festeggiamenti per il matrimonio della figlia del Maestro: scatta lo scherzo, il cuoco accetta di fare il complice. La polvere gialla viene aggiunta nell'originario risotto al burro, in menù per il pranzo di nozze. Alla vista della portata il Maestro ha quasi un mancamento, ma poi prende il coraggio a due mani, il cucchiaio con una e assaggia la portata colorata. Un successone, con tanto di bis, tris, applausi a scena aperta e baci accademici.

Era nato per scherzo uno dei piatti più conosciuti al mondo, il risotto simbolo di Milano. Il ris giald come lo chiamano ormai da mezzo millennio i meneghini autoctoni. Nel tempo il risotto delle nozze ha fatto amicizia con il midollo di bue e talvolta accompagna l’altrettanto celebre ossobuco. Con buona pace di Mastro Valerio e del suo riso al burro.