Curriculum

Roberto Tomasone 

Roberto nasce in Sicilia agli inizi degli anni '80, in un’isoletta dell’arcipelago Eoliano.

Da oltre 20 anni vive nelle Marche. La sua propensione per la natura, l'amore per la biodiversità e per il territorio in cui vive lo spingono subito ad approfondire le conoscenze sull’antica arte del Crocus Sativus.

Da anni Roberto dedica anima, mente e corpo alla produzione e valorizzazione dello zafferano puro pregiato Marchigiano.

Agricultore con la U, è collaboratore dell’Università MSC in Sustainable Agriculture della Georgia per l’interscambio su progetti di agricoltura sostenibile.

È fondatore del progetto di rilancio territoriale attraverso il digitale "Un Cuore per Ricostruire" ed è, inoltre, creatore del progetto Racconti di Zafferano.

1 – L’oro rosso
giaciglio di Zeus

Ascolta l'articolo

Come in ogni storia che si rispetti occorre iniziare la narrazione dal principio. In questa collana di racconti proverò a declinare in tutti i modi possibili l'avvincente favola dello Zafferano, partendo naturalmente dalle origini del cosiddetto oro rosso. Come dire, per sapere dove stiamo andando e dove andremo bisogna sapere da dove proveniamo.

Un'immagine del violaceo fiore di Croco–Crocus Sativus, pianta della famiglia delle iridacee, compare già in un papiro egiziano del 1550 a.C. Ma le radici dello zafferano affondano in un passato ancora più remoto: Virgilio, Plinio e altri celebri colonne della classicità letteraria citano spesso la preziosa spezia nelle loro opera. Ovidio, il poeta latino di Sulmona la menziona nell’opera Metamorfosi alle origini delle Favole: il poeta narra dell’amore di Croco e Smilace che vennero entrambi trasformati, da Nubi, nel fiore che proprio da Croco ha preso il nome.

Omero cita l’oro rosso nell’Iliade: lo Zafferano serviva da giaciglio a Zeus, vergava il poeta Greco.

In alcune antiche scritture si narra che i romani lo scioglievano nel vino per spruzzarlo nei teatri, sui roghi, nei talami e nei capelli. Gli stessi romani ne utilizzavano i fiori per coprire le strade al passaggio dei principi e degli imperatori. La leggenda vuole che Isocrate, prima di coricarsi, solesse profumare con lo zafferano i guanciali del suo letto.

Numerose le diatribe, poi, tra vari scrittori sull’origine del pregiato fiore; ma è ormai accertato che lo zafferano è arrivato a noi dall’Asia Minore, dove si coltivava estesamente in Cilicia, Barbaria e Stria. I Sidoni e gli Stiri coloravano di giallo i veli destinati alle spose, i sacerdoti e i sacrificatori si cingevano il capo con i fiori di Zafferano durante i riti propiziatori e in occasione delle cerimonie religiose.

Nel corso degli anni, la coltura del Croco si estese dall’Asia alla Tunisia fino alla Grecia e a quasi tutta l’Africa settentrionale, da dove prese il via un largo commercio di esportazione.

È questo è solo l’inizio di una storia lunga secoli, che con piacere e passione proverò a raccontarvi da tanti punti di vista, tutti miei naturalmente.

2 – Salomone, la scimmia bracciante
e la Guerra per l’oro rosso

Ascolta l'articolo

Nel primo appuntamento dedicato all’oro rosso vi ho raccontato delle origini della preziosa spezia, stavolta sposto l’attenzione sulla letteratura e sull’attenzione che tanti scrittori classici hanno riservato allo zafferano.

Come detto, le tracce del Crocus sativus risalgono a migliaia di anni fà. Testimonianze in alcune pitture murali trovate a Cnosso e Santorini, in Grecia, portano indietro l’orologio del tempo fino al 1500 a.c.

Questi primordiali murales ritraggono l’intero processo di raccolta dello zafferano con immagini di giovani fanciulle e addirittura scimmie impegnate nell'atto di staccare i filamenti dalla pianta.

Dall’arte figurative alla letteratua. Perfino nella Bibbia si fa riferimento al croco, nello specifico nel Cantico dei Cantici di Salomone, reso poi celebre al cinema dal grande Robert De Niro che ne declama alcuni passi nel capolavoro di Sergio Leone "C'era una volta in America".

Nel capitolo 2, verso 1 un brano recita: "Sono un semplice Zafferano della pianura costiera" e ancora nel capitolo 4, verso 14 si legge di nardo e zafferano.

Dell’oro rosso ne fanno riferimento nelle loro opera anche Ippocrate, Sofocle, Omero, Ovidio, Virgilio e tanti altri poeti dell’antica Roma.

Queste numerose testimonianze storiche rappresentano prove inconfutabili della profonda e radicata cultura nata intorno alla pregiata spezia, oltre che delle grandissime proprietà curative della stessa.

Non a caso il commercio dello zafferano diventò particolarmente redditizio per egiziani, romani, arabi, europei e asiatici. In particolar modo nel 14° secolo, durante l’epidemia della peste bubbonica che devastò l’Europa, ci fu un’enorme richiesta di zafferano per le cure mediche.

Fu naturale l’incremento delle importazione dall’estero e gli inevitabili atti di pirateria per il possesso dei carichi. Per 3 mesi si duellò aspramente per accaparrarsi approvvigionamenti di Zafferano, ne conseguì un conflitto denominato proprio "Guerra dello Zafferano". Stando a questi cenni storici, dunque, è evidente che in passato l’oro rosso era ricercato principalmente per le sue caratteristiche mediche. In verità, ancora oggi in India lo zafferano è usato principalmente nella medicina ayurvedica.

Mentre in Medio Oriente e in Germania esistono numerosi trattati di medicina sul Crocus.

Zafferano Piceno, la mia azienda, si è fatta carico, di un'enorme responsabilità: custodire e diffondere una tradizione lunga oltre 3000 anni.

Con amore e passione siamo pronti a scrivere nuove pagine di questa emozionante storia.

3 – Il fattore Z
100 medicine in un pistillo

Ascolta l'articolo

Superati gli anta è quasi inevitabile intensificare, volenti o nolenti, il nostro rapporto con le medicine. Chi non ha in casa un armadietto zeppo di compresse, sciroppi, creme, colliri e miscugli di ogni tipo? Ne abbiamo per ogni patologia, diventiamo emuli di Luciano Onder: per un semplice raffreddore alla tosse, passando per un’emicrania o un’antistetica cellulite abbiamo la soluzione che ci allevierà il malessere. Ma c’è un prodotto naturale, il nostro prodotto che permette di frenare il quotidiano tour nell’armadietto delle pozioni magiche.

Da secoli, come vi ho raccontato nelle prime due tappe di questa rubrica fai da te, lo Zafferano è noto per le sue molteplici proprietà terapeutiche: un unico prodotto che cura diverse patologia legate al nostro corpo e alla nostra mente.

L’oro rosso ha in sè qualcosa di magico essendo ricco di innumerevoli proprietà benefiche. È il caso di elencarle tutte. Lo zafferano è:

Antiossidante: contrasta l’invecchiamento cellulare, proteggendo le cellule del cervello grazie alla crocina e alla crocetina, due pigmenti carotenoidi che danno allo zafferano il tipico colore rosso.

Digestivo: stimola l’apparato digerente, aumenta la secrezione di bile e succhi gastrici.

Antidepressivo: il colore giallo stimola l’ipotalamo regalando benessere, agisce nella parte del sistema nervoso responsabile dell’umore.

Potenzia la memoria, ha effetti benefici sulla capacità di apprendimento, riduce lo stress. Tutto grazie alla potente attività antiossidante della crocetina.

Combatte i radicali liberi: ha proprietà anti-spasmotiche ed è in grado di prevenire l’ulcera gastrica, aiuta ad eliminare i gas intestinali.

Allevia la tosse: spegne le infiammazioni facilitando la respirazione, l’asma in particolare.

Antitumorale: la ricchezza di antiossidanti contrasta l’attività dei radicali liberi.

Fa bene agli occhi: la vitamine A è utile per contrastare la degenerazione maculare tipica delle persone anziane.

Insonnia: lo zafferano può anche essere utilizzato per trattare problemi di insonnia, una tisane prima di coricarsi e sogni d’oro.

Apparato cardiocircolatorio: ha la capacità di diminuire la pressione sanguigna, riducendo ipertensione e ipercolesterolemia.

Insomma lo zafferano oltre a garantire un’esplosione di gusto assicura anche salute e benessere. E, dulcis in fundo, la ricchezza di vitamine e sali minerali (rame, calcio, ferro, zinco, potassio, fosforo, magnesio, manganese e selenio) oltre agli oli essenziali volatile garantisce il buon umore.

Sì, anche questo. Insomma, col fattore Z potete svuotare l’armadietto dei farmaci con grande sollievo di corpo e tasca. E in più con il sorriso sulle labbra.

4 – Pistillo rosso
e pillola blu

Ascolta l'articolo

Caldo, passionale, focoso. Il colore rosso ha un fascino particolare, non lo scopriamo oggi. Che sia nella moda o nel beauty il red è probabilmente il più vivo dei colori, induce un senso di potere ed eccitazione. Se nella cultura orientale il rosso rappresenta buona fortuna e prosperità, nella nostra cultura è quasi sempre associato alla sessualità. Pensiamo al rossetto, alle rose rosse, alla biancheria rossa, ai film "a luce rossa".

E anche allo zafferano. Sì, al lungo elenco aggiungete anche la nostra spezia, l’oro rosso che va ad arricchire la lista dei cibi ad alto tasso afrodisiaco come peperoncino, aglio, mandorle, ostriche, cioccolata, ginseng.

Insomma, lo zafferano può diventare un amico prezioso per migliorare il rapporto di coppia, per dare, come dire, una botta di vita alla propria routine sessuale.

Questa proprietà trova riscontro anche in una ricerca dell'Università di Guelph in Canada e non solo, pubblicata su Food Research. Da uno studio comparato tra centinaia di alimenti è emerso che l’oro rosso e’ in grado di risvegliare tutti i sensi. Un duro lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo, mi viene da dire.

Al netto dei moderni studi, Zeus, sì il dio greco, uno che la sapeva lunga, amava intrattenersi con le sue donne su un letto di zafferano per aumentare il suo vigore e fare così bella figura con le fortunate donzelle. Pare che il Nostro, grazie anche allo stimolante rosso, regalasse prestazioni da dio.

La pregiatissima spezia, però, non ha solo funzioni di stimolo ma anche di cura per chi soffre di disfunzione erettile, disturbo che colpisce oltre 150 milioni di uomini in tutto il mondo, la medicina popolare ha da sempre utilizzato questa spezia per curarla.

Uno studio ha esaminato 20 uomini che per 10 giorni hanno assunto un supplemento di 200 mg di zafferano. Al termine dell’esperimento c’è stato un netto miglioramento della funzione sessuale con un aumento del numero di eventi erettili e della loro durata. Si può quindi pensare alla nostra spezia come un valido rimedio naturale anche per questo tipo di problema. Insomma, dalla pillola blu al pistillo rosso.

Allora, la prossima volta che volete sentirvi dei draghi a letto, vi consigliamo un’ottima tisana con puri stigmi di zafferano. Ora scusate ma devo andare, ne ho appena bevuta una.

5 – Il vetraio che inventò il risotto
più famoso del mondo

Ascolta l'articolo

"Prima o poi lo metterai anche nel riso", ridacchiava Valerio di Fiandra, maestro vetraio belga, rivolgendosi al suo giovane assistente. Azionate mentalmente la macchina del tempo: siamo nel 1574, il Duomo di Milano è ancora una crisalide, Mastro Valerio e la sua crew stanno realizzando alcune vetrate di quello che diventerà il monumento simbolo di Milano con ampio anticipo su Pirellone e Stadio Meazza.

Il più giovane del gruppo, quello che viene quotidianamente canzonato, è soprannominato "Zafferano", perchè aggiunge sempre un pizzico della preziosa spezia ai suoi impasti di colori, affinché risultino più luminosi. Dalla tavolozza alla tavola il passo è breve. Il giovane virgulto continua a miscelare l’oro rosso ai suoi colori e Mastro Valerio giù con il solito refrain del riso, un giorno sì e l'altro pure.

E alla fine lo Zafferano nel riso ci finisce per davvero. Il giovane allievo, dopo anni di presa per i fondelli si prende la giusta rivincita. Festeggiamenti per il matrimonio della figlia del Maestro: scatta lo scherzo, il cuoco accetta di fare il complice. La polvere gialla viene aggiunta nell'originario risotto al burro, in menù per il pranzo di nozze. Alla vista della portata il Maestro ha quasi un mancamento, ma poi prende il coraggio a due mani, il cucchiaio con una e assaggia la portata colorata. Un successone, con tanto di bis, tris, applausi a scena aperta e baci accademici.

Era nato per scherzo uno dei piatti più conosciuti al mondo, il risotto simbolo di Milano. Il ris giald come lo chiamano ormai da mezzo millennio i meneghini autoctoni. Nel tempo il risotto delle nozze ha fatto amicizia con il midollo di bue e talvolta accompagna l’altrettanto celebre ossobuco. Con buona pace di Mastro Valerio e del suo riso al burro.

6 – Semina e raccolto
la meraviglia del nostro Piceno

Ascolta l'articolo

Quel che si semina si raccoglie. L'avremo sentito migliaia di volte. Giusto, ineccepibile, ma oltre alla qualità del seme noi di Zafferano Piceno siamo attenti al terreno nel quale seminare.

In questi giorni siamo impegnati proprio nella semina, che avviene solitamente in questo periodo e fino a settembre. E’ lungo e faticoso il processo che precede questa fase. Innanzitutto, occorre scegliere un terreno vergine e ricco di sostanze nutritive, dove, cioè, nessun altro tubero sia mai stato piantato, almeno non negli ultimi dieci anni. Dopo aver preparato e concimato il terreno nel periodo invernale, si può procedere alla semina. I bulbi vengono interrati a circa 15 centimetri di profondità, con i ciuffi rivolti verso l’alto. I crochi di zafferano vengono disposti secondo il sistema a file. Dopo aver scavato il solco con una zappa o con l’aiuto di un piccolo motocoltivatore dotato di esolcatore e piantati i bulbi, si procede con un rastrello a ricoprire il tutto creando una rincalzatura sopraelevata dal livello del terreno di circa 10 centimetri in modo da proteggere i bulbi da eventuali ristagni idrici.

In questo modo viene assicurata anche la giusta ventilazione e la protezione del filare successivamente sopraffatto dalle infestanti in fase di pulizia dei campi. Tra un filare e l'altro occorre lasciare uno spazio utile per potersi muovere liberamente durante la fioritura e i lavori di pulizia dalle erbe infestanti.

I terreni Piceni sono ideali per la coltivazione dello zafferano, perché ben esposti al sole, e soprattutto tanto drenanti. Le lavorazioni avvengono in maniera artigianale nel rispetto delle antiche tradizioni, sono lente e accurate e questo ne fa intuire l'alto costo. La Fioritura dello Zafferano Piceno è senza dubbio uno degli appuntamenti più importanti che vede protagonista il nostro generoso territorio, ricco di biodiversità. Un evento storico, culturale e naturalistico apprezzato dai turisti e tradizionalmente appuntamento fisso anche per gli agricoltori Piceni. Una meraviglia della natura Marchigiana, un trionfo di colori che si rinnova ogni anno, tra fine ottobre e inizio novembre. Incantando tutti, me compreso.

7 – Come riconoscere
uno zafferano di qualità

Ascolta l'articolo

In busta, nei barattoli di vetro o su pietanze di ogni tipo, dal classico risotto fino ai dolci, passando per il pane. Lo zafferano per la maggior parte delle persone si manifesta così. Oggi vi racconto come fare per non imbattersi, però, in zafferano di bassa qualità.

Intanto occorre conoscere, anche sommariamente, la pianta: il crocus è composto da 6 petali di colore viola purpureo, 3 stimmi rossi, 3 stami gialli. I 3 stimmi, cioè 3 fili, sono uniti alla base, sono di colore rosso intenso e costituiscono la parte femminile del fiore, ovvero lo zafferano. I 3 stami rappresentano, invece, l'organo maschile del croco, in essi non è presente alcun aroma. Lo zafferano si ottiene, dunque, dagli stimmi rossi del fiore.

È in quei 3 fili che si concentrano sapore, aroma ed effetto colorante.

Lo zafferano lo si può trovare in fili o macinato. Quello in fili sono stimmi interi, devono presentarsi uniti alla base a gruppi di tre. I filetti devono essere alla base di un rosso più chiaro, tendente al giallo. Se così non è gli stimmi potrebbero essere stati tinti. Lo zafferano macinato viene ricavato dalla macinazione degli stimmi.

Occhio, perché lo zafferano in polvere viene sovente sostituito con altri prodotti meno pregiati e quindi meno costosi (curcuma o cartamo), che imitano l' effetto colorante ma non hanno lo stesso aroma. Altro trucco che qualche fornitore usa è macinare insieme stami e stimmi per aumentarne il peso.

Vale lo stesso discorso fatto in precedenza: il colore è quello tradizionale, l’aroma decisamente no.

Vi insegno come fare per riconoscere uno zafferano di alta qualità. È fondamentale il rapporto colore-aroma. Dubitate di piatti molto colorati e non proporzionalmente aromatizzati, non è zafferano puro. Un prodotto farlocco colora immediatamente il piatto che state preparando. Occorreranno alcuni minuti, invece, nel caso in cui utilizziate zafferano puro, prodotto capace di colorare fino ad un giorno intero.

Attenzione anche all'aspetto esteriore del prodotto. Più rosso è il suo colore e più intenso il suo profumo, tanto più elevata sarà la sua qualità.

Poi non dite che non vi ho avvisato.

8 – Pane e zafferano,
nati per stare insieme

Ascolta l'articolo

Oggi voglio officiare un matrimonio del gusto, un’unione da sogno. Pane e zafferano. L’alimento naturale più genuino aromatizzato con l'oro rosso.

Il pane allo zafferano puro pregiato, nasce da un impasto profumato, morbido e vellutato. La crosticina è croccante, scrocchia sotto la lama del coltello e quando lo addenti ancora caldo, l’interno è soffice, perfetto per ogni tipo di farcitura, dolce o salata.

Ecco come preparare questa delizia della tradizione marchigiana.

Servono 1100 grammi di farina bianca tipo 1, 200 grammi di lievito madre liquido rinfrescato, 700 millilitri di acqua tiepida, 100 millilitri di olio extra vergine di oliva ascolano, 20 grammi di sale fino e 0,15 grammi di zafferano puro pregiato.

Dopo aver polverizzato lo zafferano in puri pistilli versatelo in un bicchiere con il lievito, fate sciogliere il lievito mescolando con un cucchiaino fino ad ottenere una fitta schiuma in superficie. Su una spianatoia sistemate la farina setacciata, versate il lievito sciolto con lo zafferano precedentemente preparato e i restanti ingredienti (olio, sale, aggiungendo un poco per volta l’acqua necessaria) impastate gli ingredienti fino a formare un panetto morbido e compatto. Sistemate il panetto all'interno di una ciotola, coprite con una pellicola e lasciate lievitate l’impasto  per almeno quattro ore.

A fine lievitazione rovesciate il panetto su un piano leggermente infarinato, maneggiatelo fino a sgonfiarlo un po', poi piegatelo su se stesso, dividete l’impasto in due o in tre parti, arrotondate un po’ dando la forma che preferite, poi piazzateli su una placca rivestita di carta da forno. Lasciate lievitare il tutto nel forno spento per tutta la notte.  La mattina successiva, quando sarà ben lievitato, accarezzate l’impasto sulla superficie con un po' di farina, fate dei tagli trasversali con un coltello, preriscaldate il forno a 220 gradi, infornate e cuocete per trenta minuti, lasciando il portello del forno leggermente aperto durante gli ultimi cinque minuti di cottura. Alla fine togliete dal forno il pane appena sfornato e lasciatelo  raffreddare su una gratella.

La delizia è servita.

Ah, un consiglio: preparare il tutto raddoppiando le dosi. Io faccio così, altrimenti finisce subito

9 – La pianta araba
che ama il sole

Ascolta l'articolo

Alla scoperta del fiore magico. Stavolta vi racconto nei dettagli il Crocus Sativus, dai cui stimmi nasce lo zafferano. Dettagli della pianta e origine del nome.

Innanzitutto, lo zafferano è la parte femminile del fiore del croco, i 3 fili rossi all'interno del fiore, appartiene alla famiglia delle Iridacee. Pianta erbacea perenne, può raggiungere un'altezza di 50 centimetri, nasce spontanea in Asia Minore e nell'Europa Orientale, ma è coltivata con ottimi risultati in Italia, quasi esclusivamente nelle Marche, in Abruzzo e in Sardegna.

Il crocus sativus ama il sole, ma non teme il gelo, stenta nella crescita in zone umide e nebbiose.

La radice è un bulbo-tubero sferico, le foglie sono sottili, lineari, simili a fili d’erba e di colore verde con qualche sfumatura di grigio, i fiori delicatissimi sono imbutiformi, di colore lilla violaceo, appaiono in autunno e affinché la fioritura sia proficua, occorre un’estate calda. I fiori si schiudono al sorgere del sole e si richiudono quando è buio o se piove, all’interno della sua corolla nascono i tre stimmi di colore rosso vivo da cui si ricava la pregiata spezia.

Nel secolo VII furono gli Arabi a introdurlo in Europa attraverso la Spagna dove, tutt'oggi la coltura dello Zafferano è ancora largamente praticata. Molti sostengono che a portarlo in Spagna siano stati i Fenici, che in quel periodo godevano di una sorta di monopolio nel commercio.

Il nome spagnolo Azafràn deriva, infatti, da quello arabo Al Zafaran, tuttora in uso nella penisola Iberica e nelle Repubbliche Ispanico-Americane, mentre nel resto del mondo ancora si usa il nome persiano  Zaafran, più o meno modificato. Nonostante l’interessamento degli agronomi, l’anno di introduzione della cultura dello zafferano in Italia, non è stato mai preciso a riguardo. Infatti, Plinio Secondo (parliamo di pochi decenni dopo Cristo) nel suo De Croci Cultu si domanda:
«Chi pertanto recato abbia per primo i semi a noi della straniera messe, e quando invalso ne sia l’uso, è ignoto».

Provenienza dubbia, dunque, ma una certezza c'è e mette tutti d'accordo: il Crocus è un fiore magico.

10 – Faccia a faccia
con un miracolo

Ascolta l'articolo

Assistere alla nascita di una forma di vita è come vivere un miracolo in diretta. È proprio così, credetemi. E osservare la fioritura dello zafferano è un’esperienza che vi lascerà un segno profondo. Pensate se questi straordinari momenti di vita avvengono, poi, in un impianto agricolo con vista sul mare, a pochi chilometri dalla Riviera delle Palme, in un campo incastonato tra l’azzurro del mare Adriatico e le cime ancora verdi dei Monti Sibillini. Fine ottobre è il periodo in cui i fiori di zafferano puro iniziano a spuntare.

La raccolta avviene giornalmente, la mattina prima dell’alba, entro il sorgere del sole. In circa 3 ore vengono raccolti tutti i fiori presenti nel campo.

La fioritura dura 3, 4 settimane fino a quando il croco non ha terminato le riserve accumulate.

Durante questo periodo esiste un lasso di tempo definito i "giorni intensi della fioritura" che varia da 3 a 7 giorni. I fiori vanno raccolti prima che si aprano per preservarne la massima integrità degli stigmi, sinonimo di qualità. Dopo aver raccolto i fiori si procede alla cosiddetta "sfioratura", gli stigmi (o pistilli) vengono rimossi esclusivamente a mano con molta cura e attenzione. Le parti bianche e gialle dello stigma non vengono estirpati dal fiore.

Dopo questa fase si procede all'essiccazione: si sistemano gli stigmi in un setaccio d’acciaio vicino a una fonte di calore.

La tradizione marchigiana vuole che la spezia venga essiccata accanto ad una brace di legna (accuratamente selezionata dai monti del Parco Nazionale dei Sibillini) davanti al camino ma, volendo, si può procedere all'essiccazione anche con un comune essiccatore elettrico.

Questa fase è la più importante e delicata, perché se gli stigmi restassero troppo a lungo vicino alla fonte di calore si rischierebbe di essiccarli troppo fino a perdere le proprietà organolettiche della spezia. La temperatura ideale è tra i 35 e i 60 gradi. Il tempo di essiccazione varia a secondo della quantità e della tecnica usata.

Vi esorto a vivere la straordinaria esperienza della fioritura insieme a me, mi ringrazierete per l'invito.

11 – Prozac-chè?
L’oro rosso è il fiore della felicità

Ascolta l'articolo

Molti liberi pensatori definiscono la nostra epoca come "l'età della depressione", una patologia che purtroppo segna l'esistenza di tanti, il cosiddetto mal di vivere.

Lasciando da parte le sfumature psichiatriche, anche un semplice osservatore percepisce il crescente disagio psichico che caratterizza i nostri tempi. Molti sostengono che l’industria farmaceutica concorre a far lievitare le diagnosi di depressione sollecitando i medici a prescrivere i propri prodotti ai pazienti. Insomma, l’affermazione della legge del profitto.

Nel mio piccolo, offro una soluzione semplice e addirittura gustosa per il palato, la mia medicina si chiama zafferano, l’oro rosso, antidepressivo naturale.

Tra le sue molteplici proprietà lo zafferano ha, infatti, anche la capacità di riconfortare, e stimolare la gioia, ha proprietà sedative, combatte l'ansia e lo stress. Alcuni studiosi ipotizzano che lo zafferano sia meglio del Prozac. Se volete approfondire il concetto vi consiglio di leggere il libro degli studiosi francesi Bernard Fontanille e Marie-Laurence Grézaud "Lo zafferano è meglio del Prozac. I cibi che danno la felicità” edito da Sperling & Kupfer.

Leggetelo e vi stupirete. Quando dico che il crocus è un fiore magico non scherzo per nulla.

12 – La spezia dalle mille facce
che sfida i secoli

Ascolta l'articolo

Oggi lo associamo alla cucina, al risotto, al pane, ai biscotti, addirittura ai gelati o alla granite ma lo zafferano, nel corso dei secoli è stato utilizzato nei modi più disparati.

In principio, veniva usato semplicemente come colorante per tingere le sete destinate ai ceti elevati o per dipingere; infatti, durante il Rinascimento si diffuse, soprattutto in Italia, l’uso di mescolarlo alle polveri degli affreschi per conferire ai colori una particolare luminanza, in seguito fu utilizzato per una vasta molteplicità di impieghi.

I vecchi zafferanieri affermavano che era un calmante come l’oppio e un eccitante come il vino, ma era anche consigliato come leggero analgesico, mediante frizioni gengivali, per i dolori della dentizione e in dosi moderate come stimolante dell’appetito; inoltre era anche usato come calmante degli spasmi e in cosmetica per la produzione di polveri, creme e olii per la pelle.

Tutt'oggi lo Zafferano continua a essere utilizzato nell’industria cosmetica per la realizzazione di prodotti naturali.

Quando lo zafferano fu introdotto in cucina diventò un gustoso ingrediente per cibi e bevande. Da allora sono passati secoli ma il pistillo rosso non sente il peso degli anni e continua fiero ad impreziosire I piatti della gloriosa tradizione gastronomica italiana.

13 – Sapore e salute
il biscotto d’oro

Ascolta l'articolo

Consigli per gli acquisti e per una colazione o merenda dal sapore unico.

Cosa c’è di più gustoso di un biscotto appena sfornato per saziare il languorino mattutino o il leggero appetito pomeridiano?

Meglio ancora se preparati con l’oro rosso puro pregiato del Piceno, una ricetta semplicissima ma piena di salute e sapore, col giusto carico di vitamine per affrontare al meglio la giornata.

Servono 150 grammi di farina , 80 grammi di burro morbido, 50 grammi di zucchero, 30 grammi di mandorle pelate e 0,2 grammi di zafferano macinato, 1 rosso d'uovo, 2 cucchiai di latte.

Ecco la preparazione: sciogliete lo zafferano nel latte e fatelo riposare almeno 1 ora. Tritate le mandorle fino a ridurle in polvere.

Lavorate il burro e lo zucchero fino a ottenere una crema soffice, aggiungete il latte allo zafferano e poi il rosso d'uovo, mescolate ancora, unite poi la polvere di mandorle e la farina. Con questo impasto formate delle palline grandi quanto una nocciola, poi disponeteli su una placca ricoperta di carta forno.

Infornate a 160 gradi per circa 15 minuti, lasciateli raffreddare prima di mettere in tavola. Et voilà, la bontà è servita.