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Roberto Tomasone 

Roberto nasce in Sicilia agli inizi degli anni '80, in un’isoletta dell’arcipelago Eoliano.

Da oltre 20 anni vive nelle Marche. La sua propensione per la natura, l'amore per la biodiversità e per il territorio in cui vive lo spingono subito ad approfondire le conoscenze sull’antica arte del Crocus Sativus.

Da anni Roberto dedica anima, mente e corpo alla produzione e valorizzazione dello zafferano puro pregiato Marchigiano.

Agricultore con la U, è collaboratore dell’Università MSC in Sustainable Agriculture della Georgia per l’interscambio su progetti di agricoltura sostenibile.

È fondatore del progetto di rilancio territoriale attraverso il digitale "Un Cuore per Ricostruire" ed è, inoltre, creatore del progetto Racconti di Zafferano.

1 – L’oro rosso
giaciglio di Zeus

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Come in ogni storia che si rispetti occorre iniziare la narrazione dal principio. In questa collana di racconti proverò a declinare in tutti i modi possibili l'avvincente favola dello Zafferano, partendo naturalmente dalle origini del cosiddetto oro rosso. Come dire, per sapere dove stiamo andando e dove andremo bisogna sapere da dove proveniamo.

Un'immagine del violaceo fiore di Croco–Crocus Sativus, pianta della famiglia delle iridacee, compare già in un papiro egiziano del 1550 a.C. Ma le radici dello zafferano affondano in un passato ancora più remoto: Virgilio, Plinio e altri celebri colonne della classicità letteraria citano spesso la preziosa spezia nelle loro opera. Ovidio, il poeta latino di Sulmona la menziona nell’opera Metamorfosi alle origini delle Favole: il poeta narra dell’amore di Croco e Smilace che vennero entrambi trasformati, da Nubi, nel fiore che proprio da Croco ha preso il nome.

Omero cita l’oro rosso nell’Iliade: lo Zafferano serviva da giaciglio a Zeus, vergava il poeta Greco.

In alcune antiche scritture si narra che i romani lo scioglievano nel vino per spruzzarlo nei teatri, sui roghi, nei talami e nei capelli. Gli stessi romani ne utilizzavano i fiori per coprire le strade al passaggio dei principi e degli imperatori. La leggenda vuole che Isocrate, prima di coricarsi, solesse profumare con lo zafferano i guanciali del suo letto.

Numerose le diatribe, poi, tra vari scrittori sull’origine del pregiato fiore; ma è ormai accertato che lo zafferano è arrivato a noi dall’Asia Minore, dove si coltivava estesamente in Cilicia, Barbaria e Stria. I Sidoni e gli Stiri coloravano di giallo i veli destinati alle spose, i sacerdoti e i sacrificatori si cingevano il capo con i fiori di Zafferano durante i riti propiziatori e in occasione delle cerimonie religiose.

Nel corso degli anni, la coltura del Croco si estese dall’Asia alla Tunisia fino alla Grecia e a quasi tutta l’Africa settentrionale, da dove prese il via un largo commercio di esportazione.

È questo è solo l’inizio di una storia lunga secoli, che con piacere e passione proverò a raccontarvi da tanti punti di vista, tutti miei naturalmente.

2 – Salomone, la scimmia bracciante
e la Guerra per l’oro rosso

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Nel primo appuntamento dedicato all’oro rosso vi ho raccontato delle origini della preziosa spezia, stavolta sposto l’attenzione sulla letteratura e sull’attenzione che tanti scrittori classici hanno riservato allo zafferano.

Come detto, le tracce del Crocus sativus risalgono a migliaia di anni fà. Testimonianze in alcune pitture murali trovate a Cnosso e Santorini, in Grecia, portano indietro l’orologio del tempo fino al 1500 a.c.

Questi primordiali murales ritraggono l’intero processo di raccolta dello zafferano con immagini di giovani fanciulle e addirittura scimmie impegnate nell'atto di staccare i filamenti dalla pianta.

Dall’arte figurative alla letteratua. Perfino nella Bibbia si fa riferimento al croco, nello specifico nel Cantico dei Cantici di Salomone, reso poi celebre al cinema dal grande Robert De Niro che ne declama alcuni passi nel capolavoro di Sergio Leone "C'era una volta in America".

Nel capitolo 2, verso 1 un brano recita: "Sono un semplice Zafferano della pianura costiera" e ancora nel capitolo 4, verso 14 si legge di nardo e zafferano.

Dell’oro rosso ne fanno riferimento nelle loro opera anche Ippocrate, Sofocle, Omero, Ovidio, Virgilio e tanti altri poeti dell’antica Roma.

Queste numerose testimonianze storiche rappresentano prove inconfutabili della profonda e radicata cultura nata intorno alla pregiata spezia, oltre che delle grandissime proprietà curative della stessa.

Non a caso il commercio dello zafferano diventò particolarmente redditizio per egiziani, romani, arabi, europei e asiatici. In particolar modo nel 14° secolo, durante l’epidemia della peste bubbonica che devastò l’Europa, ci fu un’enorme richiesta di zafferano per le cure mediche.

Fu naturale l’incremento delle importazione dall’estero e gli inevitabili atti di pirateria per il possesso dei carichi. Per 3 mesi si duellò aspramente per accaparrarsi approvvigionamenti di Zafferano, ne conseguì un conflitto denominato proprio "Guerra dello Zafferano". Stando a questi cenni storici, dunque, è evidente che in passato l’oro rosso era ricercato principalmente per le sue caratteristiche mediche. In verità, ancora oggi in India lo zafferano è usato principalmente nella medicina ayurvedica.

Mentre in Medio Oriente e in Germania esistono numerosi trattati di medicina sul Crocus.

Zafferano Piceno, la mia azienda, si è fatta carico, di un'enorme responsabilità: custodire e diffondere una tradizione lunga oltre 3000 anni.

Con amore e passione siamo pronti a scrivere nuove pagine di questa emozionante storia.

3 – Il fattore Z
100 medicine in un pistillo

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Superati gli anta è quasi inevitabile intensificare, volenti o nolenti, il nostro rapporto con le medicine. Chi non ha in casa un armadietto zeppo di compresse, sciroppi, creme, colliri e miscugli di ogni tipo? Ne abbiamo per ogni patologia, diventiamo emuli di Luciano Onder: per un semplice raffreddore alla tosse, passando per un’emicrania o un’antistetica cellulite abbiamo la soluzione che ci allevierà il malessere. Ma c’è un prodotto naturale, il nostro prodotto che permette di frenare il quotidiano tour nell’armadietto delle pozioni magiche.

Da secoli, come vi ho raccontato nelle prime due tappe di questa rubrica fai da te, lo Zafferano è noto per le sue molteplici proprietà terapeutiche: un unico prodotto che cura diverse patologia legate al nostro corpo e alla nostra mente.

L’oro rosso ha in sè qualcosa di magico essendo ricco di innumerevoli proprietà benefiche. È il caso di elencarle tutte. Lo zafferano è:

Antiossidante: contrasta l’invecchiamento cellulare, proteggendo le cellule del cervello grazie alla crocina e alla crocetina, due pigmenti carotenoidi che danno allo zafferano il tipico colore rosso.

Digestivo: stimola l’apparato digerente, aumenta la secrezione di bile e succhi gastrici.

Antidepressivo: il colore giallo stimola l’ipotalamo regalando benessere, agisce nella parte del sistema nervoso responsabile dell’umore.

Potenzia la memoria, ha effetti benefici sulla capacità di apprendimento, riduce lo stress. Tutto grazie alla potente attività antiossidante della crocetina.

Combatte i radicali liberi: ha proprietà anti-spasmotiche ed è in grado di prevenire l’ulcera gastrica, aiuta ad eliminare i gas intestinali.

Allevia la tosse: spegne le infiammazioni facilitando la respirazione, l’asma in particolare.

Antitumorale: la ricchezza di antiossidanti contrasta l’attività dei radicali liberi.

Fa bene agli occhi: la vitamine A è utile per contrastare la degenerazione maculare tipica delle persone anziane.

Insonnia: lo zafferano può anche essere utilizzato per trattare problemi di insonnia, una tisane prima di coricarsi e sogni d’oro.

Apparato cardiocircolatorio: ha la capacità di diminuire la pressione sanguigna, riducendo ipertensione e ipercolesterolemia.

Insomma lo zafferano oltre a garantire un’esplosione di gusto assicura anche salute e benessere. E, dulcis in fundo, la ricchezza di vitamine e sali minerali (rame, calcio, ferro, zinco, potassio, fosforo, magnesio, manganese e selenio) oltre agli oli essenziali volatile garantisce il buon umore.

Sì, anche questo. Insomma, col fattore Z potete svuotare l’armadietto dei farmaci con grande sollievo di corpo e tasca. E in più con il sorriso sulle labbra.

4 – Pistillo rosso
e pillola blu

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Caldo, passionale, focoso. Il colore rosso ha un fascino particolare, non lo scopriamo oggi. Che sia nella moda o nel beauty il red è probabilmente il più vivo dei colori, induce un senso di potere ed eccitazione. Se nella cultura orientale il rosso rappresenta buona fortuna e prosperità, nella nostra cultura è quasi sempre associato alla sessualità. Pensiamo al rossetto, alle rose rosse, alla biancheria rossa, ai film "a luce rossa".

E anche allo zafferano. Sì, al lungo elenco aggiungete anche la nostra spezia, l’oro rosso che va ad arricchire la lista dei cibi ad alto tasso afrodisiaco come peperoncino, aglio, mandorle, ostriche, cioccolata, ginseng.

Insomma, lo zafferano può diventare un amico prezioso per migliorare il rapporto di coppia, per dare, come dire, una botta di vita alla propria routine sessuale.

Questa proprietà trova riscontro anche in una ricerca dell'Università di Guelph in Canada e non solo, pubblicata su Food Research. Da uno studio comparato tra centinaia di alimenti è emerso che l’oro rosso e’ in grado di risvegliare tutti i sensi. Un duro lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo, mi viene da dire.

Al netto dei moderni studi, Zeus, sì il dio greco, uno che la sapeva lunga, amava intrattenersi con le sue donne su un letto di zafferano per aumentare il suo vigore e fare così bella figura con le fortunate donzelle. Pare che il Nostro, grazie anche allo stimolante rosso, regalasse prestazioni da dio.

La pregiatissima spezia, però, non ha solo funzioni di stimolo ma anche di cura per chi soffre di disfunzione erettile, disturbo che colpisce oltre 150 milioni di uomini in tutto il mondo, la medicina popolare ha da sempre utilizzato questa spezia per curarla.

Uno studio ha esaminato 20 uomini che per 10 giorni hanno assunto un supplemento di 200 mg di zafferano. Al termine dell’esperimento c’è stato un netto miglioramento della funzione sessuale con un aumento del numero di eventi erettili e della loro durata. Si può quindi pensare alla nostra spezia come un valido rimedio naturale anche per questo tipo di problema. Insomma, dalla pillola blu al pistillo rosso.

Allora, la prossima volta che volete sentirvi dei draghi a letto, vi consigliamo un’ottima tisana con puri stigmi di zafferano. Ora scusate ma devo andare, ne ho appena bevuta una.

5 – Il vetraio che inventò il risotto
più famoso del mondo

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"Prima o poi lo metterai anche nel riso", ridacchiava Valerio di Fiandra, maestro vetraio belga, rivolgendosi al suo giovane assistente. Azionate mentalmente la macchina del tempo: siamo nel 1574, il Duomo di Milano è ancora una crisalide, Mastro Valerio e la sua crew stanno realizzando alcune vetrate di quello che diventerà il monumento simbolo di Milano con ampio anticipo su Pirellone e Stadio Meazza.

Il più giovane del gruppo, quello che viene quotidianamente canzonato, è soprannominato "Zafferano", perchè aggiunge sempre un pizzico della preziosa spezia ai suoi impasti di colori, affinché risultino più luminosi. Dalla tavolozza alla tavola il passo è breve. Il giovane virgulto continua a miscelare l’oro rosso ai suoi colori e Mastro Valerio giù con il solito refrain del riso, un giorno sì e l'altro pure.

E alla fine lo Zafferano nel riso ci finisce per davvero. Il giovane allievo, dopo anni di presa per i fondelli si prende la giusta rivincita. Festeggiamenti per il matrimonio della figlia del Maestro: scatta lo scherzo, il cuoco accetta di fare il complice. La polvere gialla viene aggiunta nell'originario risotto al burro, in menù per il pranzo di nozze. Alla vista della portata il Maestro ha quasi un mancamento, ma poi prende il coraggio a due mani, il cucchiaio con una e assaggia la portata colorata. Un successone, con tanto di bis, tris, applausi a scena aperta e baci accademici.

Era nato per scherzo uno dei piatti più conosciuti al mondo, il risotto simbolo di Milano. Il ris giald come lo chiamano ormai da mezzo millennio i meneghini autoctoni. Nel tempo il risotto delle nozze ha fatto amicizia con il midollo di bue e talvolta accompagna l’altrettanto celebre ossobuco. Con buona pace di Mastro Valerio e del suo riso al burro.

6 – Semina e raccolto:
la meraviglia del nostro Piceno

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Quel che si semina si raccoglie. L'avremo sentito migliaia di volte. Giusto, ineccepibile, ma oltre alla qualità del seme noi di Zafferano Piceno siamo attenti al terreno nel quale seminare.

In questi giorni siamo impegnati proprio nella semina, che avviene solitamente in questo periodo e fino a settembre. E’ lungo e faticoso il processo che precede questa fase. Innanzitutto, occorre scegliere un terreno vergine e ricco di sostanze nutritive, dove, cioè, nessun altro tubero sia mai stato piantato, almeno non negli ultimi dieci anni. Dopo aver preparato e concimato il terreno nel periodo invernale, si può procedere alla semina. I bulbi vengono interrati a circa 15 centimetri di profondità, con i ciuffi rivolti verso l’alto. I crochi di zafferano vengono disposti secondo il sistema a file. Dopo aver scavato il solco con una zappa o con l’aiuto di un piccolo motocoltivatore dotato di esolcatore e piantati i bulbi, si procede con un rastrello a ricoprire il tutto creando una rincalzatura sopraelevata dal livello del terreno di circa 10 centimetri in modo da proteggere i bulbi da eventuali ristagni idrici.

In questo modo viene assicurata anche la giusta ventilazione e la protezione del filare successivamente sopraffatto dalle infestanti in fase di pulizia dei campi. Tra un filare e l'altro occorre lasciare uno spazio utile per potersi muovere liberamente durante la fioritura e i lavori di pulizia dalle erbe infestanti.

I terreni Piceni sono ideali per la coltivazione dello zafferano, perché ben esposti al sole, e soprattutto tanto drenanti. Le lavorazioni avvengono in maniera artigianale nel rispetto delle antiche tradizioni, sono lente e accurate e questo ne fa intuire l'alto costo. La Fioritura dello Zafferano Piceno è senza dubbio uno degli appuntamenti più importanti che vede protagonista il nostro generoso territorio, ricco di biodiversità. Un evento storico, culturale e naturalistico apprezzato dai turisti e tradizionalmente appuntamento fisso anche per gli agricoltori Piceni. Una meraviglia della natura Marchigiana, un trionfo di colori che si rinnova ogni anno, tra fine ottobre e inizio novembre. Incantando tutti, me compreso.